Quanto costa una buona reputazione?

E’ ormai comprovata l’attenzione generale di un operatore turistico nei confronti dei  consumatori “editorialmente abili”.
Abbiamo gia accennato che non è dimostrato, nè dimostrabile un teorema di inversa proporzionalità tra costo e reputazione. Non è quindi sempre vero che un prezzo appetibile genera una recensione positiva.

E’ sicuramente vero che alcune piccole attenzioni in fase di check out fanno percepire al cliente partente, un apprezzato valore di guadagno o risparmio.

Ci si riferisce quindi ad eventuali storni di consumazioni, welcome drink, souvenir, oppure ad offerte pacchettizzate in cui appaiono vantaggiosi omaggi.

E’ una sorta di discriminazione, soprattutto se si paragona il nostro PROSUMER al classico cliente “Gulliver” ( per fare un esempio ), poco propenso a scrivere. Sembra quasi che si voglia proporzionare l’attitudine a recensire, al prezzo di vendita della camera/servizi: PIU’ SCRIVI E MENO PAGHI.

Ovviamente le situazioni sono molteplici e non si può generalizzare troppo. Una struttura nuova, ben ubicata forse non necessità di un “cadeau” per migliorare la propria posizione nei confronti dei competitors.

In conclusione l’albergatore, felice e fiero della propria reputazione, deve fare  i conti con le eventuali mancate entrate e capire quanto una buona reputazione gli possa costare.

Ha maturato una lunga e stimolante esperienza nel management alberghiero in varie località della costa Apuo-Versiliese con una gestione moderna e dinamica, cavalcando i cambiamenti del sistema turistico. Appassionato di Revenue Management e Brand Reputation, ha partecipato a progetti europei di Destination Marketing. Autore di vari articoli sulla questione “TripAdvisor” è co-autore del libro “Turismo e Reput’azione”.

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