Revenue management e la tassa di soggiorno

I flussi o i deflussi turistici sono determinati spesso da una sommatoria di piccoli fattori, tra cui anche la percezione di un vantaggio o di uno svantaggio economico. Se questo fattore viene nascosto, la fase decisionale potrebbe essere condizionata. E’ il caso della tassa di soggiorno disomonegenea.

L’acculturamento verso discipline di Revenue Management è sicuramente un’attività ostica e spesso anche osteggiata. La figura del Revenue Manager viene etichettata da molti professionisti storici come “il rovina mercato” o “lo sputtanatore della destinazione”. Al di là di pregiudizi e scarsa propensione al cambiamento, la materia ha oggettivamente un suo fascino. Riuscire repentinamente a veicolare un flusso di prenotazioni al variare della disponibilità e della tariffa e operare strategicamente per innalzare il prezzo di vendita in altri periodi mantenendo un’ottima occupazione costante, è sicuramente un’impresa impensabile solamente 10 anni fa.

Questa disciplina a carattere matematico-psicologico, potrebbe dover considerare un ennesimo fattore distorsivo: la tassa di soggiorno.

Cosa c’entra il Revenue Management con la tassa di soggiorno?

Proviamo a capire la situazione attuale che si è venuta a creare in Italia negli ultimi mesi.

La tassa di soggiorno, indubbiamente una delle imposte più inopportune degli ultimi tempi, si è insediata in maniera disomogonea tra i vari comuni d’Italia. Prima le grandi città, poi alcuni comuni e poi altri, ma non tutti. C’è chi ha avuto le elezioni e quindi ha strategicamente evitato l’applicazione. C’è invece chi si è fatto prendere da comportamenti famelici e poi anche da ingordigia, identificando nell’imposta di soggiorno una grande ricchezza.

La situazione frammentata e visibile a macchia di leopardo, ha generato un quadro caotico e concorrenziale. In un’area turistica come la Versilia per esempio, composta da 4 comuni turistici adiacenti, si ha questa situazione:

Viareggio applica la tassa di soggiorno

Lido di camaiore non applica la tassa di soggiorno

Marina di Piatrasanta applica la tassa di soggiorno

Forte dei Marmi non applica la tassa di soggiorno

Non è così improbabile la scelta di soggiornare ad 1 km dalla destinazione abituale se con l’equivalente della tassa di soggiorno risparmiato è possibile effettuare un prolungamento del soggiorno.

Sicuramente una famiglia composta da 4 persone con permanenza superiore alla settimana, può trovare l’importo dell’imposta rilevante e determinante per la scelta vantaggiosa della propria vacanza.

Per questa ragione si deduce che potrebbero risultare avvantaggiate sul turismo familiare, le località dove la tassa di soggiorno non viene applicata. E’ un’involontario fattore discriminante per il Revenue di Destinazione.

Un’avvertimento sulla possibilità di veicolare il flusso turistico in aree dove la tassa è assente, lo avevamo già avuto considerando i dati sulle presenza nella capitale. Si riscontrava che i bus turistici prediligevano l’hinterland ( in cui la tassa non era ancora stata applicata ) a discapito della città, riuscendo a rosicare manciate di euro e quindi a dare maggiore vendibilità al viaggio.

Invertendo le parti, si può sicuramente affermare che un comune è tanto più felice, quanto più gli alberghi sono Revenue Oriented e lavorano sull’occupazione. La tassa di soggiorno non ha proporzionalità con il fatturato ma solo con le presenze.

Vi sembra una cosa sensata?

Ha maturato una lunga e stimolante esperienza nel management alberghiero in varie località della costa Apuo-Versiliese con una gestione moderna e dinamica, cavalcando i cambiamenti del sistema turistico. Appassionato di Revenue Management e Brand Reputation, ha partecipato a progetti europei di Destination Marketing. Autore di vari articoli sulla questione “TripAdvisor” è co-autore del libro “Turismo e Reput’azione”.

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