Dal bar sport ai gruppi di Linkedin

Se Linkedin sta avanzando esponenzialamente di importanza, facendosi largo tra i social network per utilizzo professionale, i gruppi di discussione sono ancora un fenomeno poco utilizzato e compreso

Ma perchè nasce un gruppo di condivisione?

Nel marasma delle condivisioni, c’è una grande esigenza di trovare un salottino dove poter discutere del proprio settore professionale o dei prorpi hobby, senza eccessive deturpazioni esterne come in altri salottini del web. Ci deve essere grande interesse nella lettura dell’argomento e nella disponibilità a mettere in gioco la propria esperienza professionale per risolvere dubbi e quesiti o solo per esporre la propria idea.

I membri possono essere invitati o decidere di iscriversi nel gruppo libero o in quello richiedente l’approvazione. Ovviamente l’amminstratore del gruppo di discussione deve scegliere accuratamente i propri invitati, ricercando membri attivi e non semplici spettatori.

L’attività del membro sono generalmente di 3 tipi:

1) Avvio della discussione

2) Commento della discussione

3) Consiglio della discussione o del commento.

Ho assistito a gruppi lanciati da brand consolidati e di successo, che falliscono dopo pochi giorni, lasciando morire il gruppo. Eppure hanno un enorme seguito seguito sugli altri social network. Ma Linkedin è un fenomeno a sè.

I fattori che a mio avviso determinano il successo del gruppo sono:

1) Un messaggio chiaro degli argomenti che verranno trattati nel gruppo.

2) Una continua necessità di discutere degli argomenti di interesse del gruppo.

3) Un amministratore che abbia grandi attitudini a moderare e motivare le discussioni.

4) Un ottima reattività dei commentatori all’uscita di una discussione.

5) Un numero di commenti alla discussione superiore ai venti.

6) L’intervento di più intorlocutori e non un monologo o un dialogo tra pochi intimi.

7) Una marcata volontà di discutere e non di vendere.

8) Una prevalenza di “discussioni costruite e genuine” e non di lincaggi ad altri blog o fonti d’informazione.

9) La mancanza di necessità da parte dell’amministratore del gruppo di dover avviare discussioni perchè i membri hanno l’autonomia e gli stimoli per proporre costantemente spunti per il dibattito.

10) La smania dei membri di entrare “giornalmente” nel gruppo per leggere gli aggiornamenti ed eventualmente intervenire con un contributo, un pò come l’esigenza di presenziare nei vecchi bar sport per non perdersi le ultime…

11) Una netiquette giusta per il gruppo. Per “giusta” si intende che ci deve essere rispetto delle opinioni altrui, ma non si deve eccedere nel buonismo e nell’accondiscendenza, altrimenti perde significato il dibattito e la discussione.

A mio parere un gruppo che contiene tutti o quasi tutti questi fattori ( riguardo al settore di mia competenza ) è ….quelli che il revenue di Enzo Aita che ha saputo, con buona parsimonia, crescere e motivare una squadra di gregari incoraggiandoli poi a diventare protagonisti. La valenza commerciale non è mai stata troppo invadente e marcata ma è stata presente sotto forma di consiglio o consulenza tra colleghi.

I gruppi di discussione hanno grandi potenzialità e credo che quando queste esploderanno, i salottini più consolidati con i membri maggiormente amalgamati, avranno grandi vantaggi rispetto agli altri soprattutto in ambito commerciale.

 

Ha maturato una lunga e stimolante esperienza nel management alberghiero in varie località della costa Apuo-Versiliese con una gestione moderna e dinamica, cavalcando i cambiamenti del sistema turistico. Appassionato di Revenue Management e Brand Reputation, ha partecipato a progetti europei di Destination Marketing. Autore di vari articoli sulla questione “TripAdvisor” è co-autore del libro “Turismo e Reput’azione”.

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