Questa settimana Slope, il gestionale all-in-one tutto italiano, ha annunciato un aggiornamento significativo: il sistema è ora in grado di leggere automaticamente i dati sensibili delle prenotazioni provenienti dal channel manager – dalle condizioni di cancellazione all’importo della prenotazione (al netto della tassa di soggiorno) – ed eseguire in autonomia azioni di pre-autorizzazione o incasso della penale. Questo caso illustra perfettamente il concetto di Processo umano e disumano, dove l’automazione gioca un ruolo cruciale nel migliorare l’efficienza e ridurre gli errori.
Il tutto senza alcuna interazione umana.
Il tutto senza alcuna interazione umana. Questo cambiamento solleva interrogativi sul Processo umano e disumano che caratterizza le interazioni nel settore.
Il tutto senza alcuna interazione umana, sollevando interrogativi sul Processo umano e disumano che caratterizza le dinamiche lavorative nel settore. Questo cambiamento evidenzia la necessità di riflessioni profonde su come mantenere un equilibrio tra tecnologia e interazione personale.
Perché è un passaggio importante?
La sfida dell’automazione
Il settore dell’ospitalità affronta una sfida importante: come bilanciare l’automazione con il tocco umano? In questo contesto, è fondamentale identificare quali processi possono essere automatizzati senza compromettere la qualità dell’esperienza del cliente. Ad esempio, mentre le richieste di prenotazione possono essere gestite da un software, l’accoglienza degli ospiti rimane un compito insostituibile per il personale umano.
Molti hotel hanno sempre gestito manualmente questi passaggi, che:
- hanno basso impatto umano verso l’ospite,
- comportano invece un alto costo per mansione.
In altre parole, si tratta di attività ripetitive, a scarso valore aggiunto, che sottraggono tempo prezioso al personale senza arricchire l’esperienza dell’ospite.
Automatizzare questi processi significa liberare le persone da compiti operativi non strategici per restituire loro il focus su ciò che davvero conta: la relazione, l’accoglienza, l’empatia.
La domanda chiave
Questo approccio non solo snellisce il lavoro quotidiano, ma consente anche agli operatori di dedicarsi a mansioni più strategiche, migliorando così il servizio al cliente. Ad esempio, con meno tempo impiegato in compiti ripetitivi, il personale può concentrarsi sull’offerta di esperienze personalizzate, creando un legame più profondo con gli ospiti.
Questa innovazione porta con sé una riflessione cruciale:
come facciamo a giudicare quali processi possono essere disumanizzati, perché il contributo umano è irrilevante?
In un momento di transizione per l’ospitalità, questa non è una domanda di poco conto.
La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale: distinguere tra ciò che l’automazione può (e deve) gestire e ciò che resta insostituibile, perché profondamente legato al valore umano.
Verso un nuovo equilibrio
Parlare di non-strategic human task significa iniziare a riconoscere che:
- ci sono attività che un PMS evoluto può svolgere meglio, più velocemente e senza errori,
- mentre l’essere umano deve concentrarsi su interazioni ad alto valore emotivo e relazionale.
Il futuro dell’ospitalità non è un hotel “senza persone”, ma un hotel in cui le persone possano dedicarsi pienamente a ciò che le macchine non potranno mai sostituire: l’arte dell’ospitalità.
E voi?
Quali processi ritenete “disumanizzabili” nel vostro hotel?
Dove pensate che la tecnologia possa davvero liberare tempo ed energie da reinvestire nell’esperienza dell’ospite?
Scrivetecelo nei commenti o raccontateci la vostra esperienza: è un confronto che può arricchire tutta la nostra community.
Inoltre, le tecnologie emergenti, come l’uso di chatbot e assistenti virtuali, possono migliorare ulteriormente l’efficienza, ma è fondamentale che non sostituiscano la comunicazione genuina tra ospiti e staff. La chiave sta nell’integrazione intelligente di tecnologia e interazione umana.