Tutti scandalizzati dall’azienda che rivende plexiglass per stabilimenti balneari in previsione di una stagione in fase 2. Eppure ci sono già diverse linee guida e soprattutto abbiamo esempi concreti di chi è già entrato in fase 2 da qualche giorno. Basta unire le due cose per capire che, per quanto assurdo possa sembrare, un futuro di plexiglass potrebbe essere ipotizzabile.

Ma secondo voi il turismo di plexiglass è sostenibile?

E’ stata una Pasqua poco serena, nonostante le modeste grafiche di auguri che ci sono arrivate via Whatsapp e Facebook. Almeno un paio di interviste ci hanno nuovamente turbato e scaraventato verso il nostro pessimismo cosmico da operatori del turismo (che poi è sempre quel settore da 11-12% di PIL per l’azienda Italia).

Prima la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha rilasciato un’intervista ad un importante quotidiano tedesco, sostenendo che sia prematuro per gli europei ipotizzare vacanze per Luglio ed Agosto e suggerendo infine di aspettare a prenotare.

Il professor Giulio Maria Ricciuto, responsabile del Dipartimento d’Emergenza dell’ospedale G.B. Grassi di Ostia, ipotizza invece la possibilità di andare in spiaggia mantenendo il distanziamento e indossando maschere total face con filtro in acqua e guanti. Lettini, sdraio ecc. dovranno venire continuamente e ciclicamente sanificate.

E allora oggi ci scandalizziamo tutti delle proposte di un’azienda di Serramazzoni che produce plexiglass e ha lanciato delle sponsorizzate su Facebook, con stravaganti idee per alcune tipologie di aziende come per esempio gli stabilimenti balneari:

 

Si tratta di box trasparenti realizzati con pareti di plexiglas e profili in alluminio. I box sono quadrati, di 4,5 metri per lato con un “accesso” da un metro e mezzo di ampiezza.

Potrebbe essere una soluzione al distanziamento, ma avremmo più morti carbonizzati, feriti per spappolamento contro il plexiglass troppo trasparente e danni causati da venti di libeccio.

E poi c’è la pulizia e la sanificazione delle vetrate?

E poi come si fissano?

Premesso che questo sia un investimento per una situazione di emergenza temporanea, quanto può costare un investimento di queste dimensioni?

Perchè il plexiglass?

Lo schermo in plexiglass svolge un ruolo piuttosto importante oggi nella prevenzione al Covid-19, in quanto permette di “proteggere” – per quanto possibile –  il contatto diretto con particelle di saliva, ed è un materiale facilmente sanificabile. La protezione in plexiglass è facilmente trasportabile, smontabile e riponibile.

Lo stesso investimento non lascia indenni ovviamente locali come i bar che assomiglieranno più ad uffici postali e non solo per l’attesa prevista:

Anche i ristoranti faranno ovviamente parte delle attività su cui verranno applicate muraglie di plexiglass per permettere di avere più commensali seduti allo stesso tavolino.

Questo è l’esempio di come potrebbe essere una trattoria alla riapertura rapida:

Infine gli hotel, che probabilmente impegnati in altri innumerevoli obblighi di adempimento, dovranno solo pensare a separare la reception dagli ospiti al check in, al check out o in altri momenti di approccio con l’ospite.

 

In modo molto obiettivo, credo che sia il caso di riflettere su alcuni aspetti:

I COSTI

Le schermate di plexiglass sono l’ennesimo investimento di una riapertura, in cui dovremmo scontare altri adeguamenti e anche eventuali sospensioni che si riaffacceranno con la sensibilità di un bidone dell’immondizia. I costi saliranno alle stelle.

LE TARIFFE DI VENDITA

Si vanno a scontrare due logiche tariffarie:

  • Nei periodi in cui la domanda sarà molto bassa (quindi il lungo periodo di ripresa) la tariffa di vendita dovrebbe essere più aggressiva.
  • Nei periodi in cui i costi di gestione si alzeranno di un 20% almeno (quindi il lungo periodo della ripresa) la tariffa di vendita dovrebbe essere proporzionale all’aumento dei costi.

L’OSPITALITA’

Con tutta la fantasia e la buona volontà che ci possiamo mettere, risulta difficile per chi dispensa ospitalità da decenni, pensare a soluzioni con barriere. Dalla stretta di mano del benvenuto, all’abbraccio dell’arrivederci verremo privati di una buona parte della nostra essenza.

Questo scenario non è sostenibile e qualsiasi business plan per stabilimento balneare, ristorante, oppure hotel ci porta a valutare se sia il caso di aprire prima che venga diffuso il vaccino. Sembra che la scelta sia tra il fatturare zero o andare in perdita.

Un’ultima considerazione la dobbiamo fare per gli Ospiti. Se per noi tutto questo non è sostenibile, per loro ancora meno. Piuttosto che ingabbiati in vacanza probabilmente sceglieranno la propria abitazione.

 

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