Fallimento Amoma

Amoma è fallita. Ci ha impiegato molto più tempo rispetto a quelle che erano le previsioni di qualche guru della distribuzione alberghiera. Cerchiamo di capire perchè questo portale di prenotazioni è rimasto a galla così tanto tempo e perchè è fallito.

Ne avevamo parlato in modo diffidente precisamente cinque anni fa, nell’articolo “Intervista ad Amoma, il portale misterioso” , sottolineando la scarsa fiducia da parte di utenti e di hotel nei confronti del sito.

Facciamo un passo indietro e torniamo a qualche giorno fa quando sul sito www.amoma.com compariva il seguente comunicato:

Amoma fallita

Sono poche righe ma con un messaggio ben chiaro. Non c’è tanto da commentare, anche perchè basta andare su alcuni siti di recensioni come Trustpilot per leggere l’amarezza delle tante persone che si sentono truffate da chi aveva chiesto loro un pagamento anticipato e adesso non è in grado di garantire la prenotazione:

Recensioni su Amoma Recensioni su Amoma Recensioni su Amoma

La cosa interessante è che Trivago appare per molti utenti corresponsabile dell’accaduto. Il paradosso è che anche Amoma nel suo comunicato tira in ballo Trivago e gli altri metaserach, accusati di concorrenza sleale.

Effettivamente la grande fortuna di Amoma, che solo nel 2017 aveva fatturato poco più di 500 milioni di euro deriva dalle tariffe molto competitive che apparivano proprio nei metasearch. Il traffico durante questi 6 anni di attività proveniva esclusivamente da metasearch e il fatto che Trivago & Co. avessero cambiato alcune impostazioni, privilegiando i portali con “pay per click” più soddisfacenti ha ridotto sensibilmente il numero di prenotazioni su Amoma.

Ma questa non è l’unica ragione. Il Booking Basic di Booking.com non è stato compreso inizialmente da tanti operatori: Perchè comprare da altri, da wholesaler quando può gestire tutto da solo? Quanto ci guadagna Booking.com da ogni singola prenotazione via Booking Basic? Una volta fu chiesta ad un account manager quanto fosse il margine per le Booking Basic. Lui rispose che era bassissimo, quasi trascurabile. Però in questo modo Booking.com avrebbe potuto affondare tutti gli speculatori della tariffa al ribasso. Sembra quasi un’attività di brand protection con lo stesso bagno di sangue che l’albergatore versa per tutelarsi su Google.

E adesso cosa cambia nello scenario dei portaletti presenti sui metasearch? In termini di fiducia del consumatore cosa cambia? E’ sempre la miglior soluzione correre dietro al deal senza prestare attenzione a chi lo propone? Il fallimento di Amoma potrebbe in un certo senso incentivare anche i contatti diretti con l’hotel?

Qualcosa sta cambiando.

Ad ogni mondo se scrivete “Amoma” su Google vi appare questo suggerimento come primo risultato composto:

Amoma fallimento

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here