Forse si sta esagerando con ipotesi apocalittiche, ma prima ancora di entrare in questo momento buio mi ero dedicato alla ricerca e allo studio di soluzioni legate allo sviluppo sostenibile anche per l’hospitality ed al suo impatto sul cambiamento climatico. Dato che ricerca e progetto vanno sempre di pari passo, avevo pensato a concept innovativi teorizzando il periodo che va dal 2030 al 2050 come uno scenario post apocalittico.

Oggi abbiamo un nuovo tema sul quale confrontarci e quella apocalisse sulla quale ho fatto ricerche si è manifestata molto prima e si chiama COVID 19, una pandemia che ha bloccato il mondo intero e che quando finirà lascerà tutti noi con delle abitudini profondamente cambiate in tutti i settori, compreso quello dell’hospitality.

Siamo davanti ad una rivoluzione sociale, culturale ed economica che nessuno di noi si aspettava e dobbiamo imparare a gestire programmando sin da ora una ripresa del “dopo” ed ecco quindi che la creatività diventa anch’essa post pandemica ed il design, l’arredamento e l’architettura saranno i primi a dover cambiare approccio con la società civile. Il vecchio modello dell’abitare che fino ad ora abbiamo sperimentato nelle città e negli edifici ha dimostrato tutti i suoi limiti e deve essere ripensato.

L’alberghiero e l’extra alberghiero non possono non confrontarsi con questo diverso modello di sviluppo e pensiero di ricollocamento. Proviamo ad immaginare l’approccio al design dell’hotel post pandemico e capire quali modelli potrebbero essere interessanti anche partendo dalle esperienze di ciascuno in questo settore.

Il modello dell’albergo attuale a questo punto può essere definito un “elefante” che ha tutto il suo peso, tutta la sua stazza, tutta la sua rigidità e lentezza nella trasformazione ed adeguamento alle sempre più innovative esigenze e tendenze. L’elefante è però anche un animale forte e potente che sa farsi valere ed ha paura solo del “topo”.

Voi sapete qual è il vostro topo?

L’elefante oggi si è fermato davanti ad un virus invisibile molto più piccolo del topo ma molto più potente e quindi dobbiamo trovare l’antidoto anche attraverso la trasformazione dell’hotel in un animale diverso, più leggero, più flessibile, più snello, più leggero e quindi salvare solo la proboscide. Una metafora complessa ma credo percepibile nel senso.

La camera

Di solito confrontarsi sulla camera è il primo passo per poi portarsi dietro il ragionamento sugli altri spazi di vita.

Secondo il mio pensiero dovremmo pensare ad una dilatazione dello spazio in cui la camera diventa una volta e mezzo quella attuale per garantire un maggior spazio di deambulazione e garantendo il distanziamento interpersonale. Questo significa pensare a quasi il doppio degli arredi che debbano essere inseriti:

  • 2 letti
  • 2 sedie
  • 2 scrittoi

Cosa cambia allora?
Anche oggi avete due letti e due sedie ma sono molto vicini, generalmente a non più di 20 cm giusto per trasformare una matrimoniale in una twin. Ma non ho due scrittoi grandi e due sedie comode per esempio per consentire lo smart working anche dall’hotel.

Il bagno

Come sarà il bagno dell’hotel post pandemico? Forse davvero lo dovremmo ridurre all’essenziale, quasi medicale, 2 lavabi, un wc con funzione di bidet ed igienizzante, una doccia grande e il più possibile aperta.

Le vetrate

Queste idee se si pensa a mantenere una certa socialità di questo spazio e in cui si pensa che lo spirito possa liberarsi e per questo pensando che dalla clausura passeremo ad una nuova libertà, dovremo pensare a grandi aperture vetrate verso l’esterno che ci facciano godere dell’ambiente, del paesaggio, della natura qualunque essi siano, anche la torbida facciata purchè si veda fuori e si percepisca la presenza dell’altro.

Gli spazi

Certo ci potrebbe essere anche una reazione opposta, quella legata al pensiero che con il virus si debba convivere continuando a confinarsi in spazi piccoli e riservati e allora in questo caso le camere si ridurrebbero notevolmente di dimensione, quasi a diventare dei loculi con bagno e in cui sentirsi come in una fortezza inattaccabile in cui gli arredi sono ridotti all’essenziale, quasi monacale e da dove dal letto, come quasi in ospedale, si possa accedere a tutto senza fatica.

 

Dalla dilatazione dello spazio alla contrazione dello spazio, due teorie opposte che dipendono dall’approccio che ognuno di noi come progettista intraprenderà nei confronti della post pandemia e della creatività personale.

I balconi

La presenza della natura nelle strutture ricettive sarà un altro elemento importante e qui passiamo dalla scala dell’arredamento a quello dell’architettura perché proprio per evitare l’effetto della claustrofobia e della bassa socializzazione, sarà necessario pensare a balconi grandi con molto verde, a tetti giardino in cui poter passare il tempo e fare anche qualche attività sportiva, dove prendere il sole o comunque fare quello che più ci manca nel contatto con il mondo.

La sostenibilità

Ci sarà sicuramente un punto comune per me in ognuna delle due visioni quella dell’attenzione all’ambiente, alle risorse ed all’energia perché questi restano punti cardine di uno sviluppo sostenibile che riduca l’effetto sul cambiamento climatico di una macchina complessa ed energivora come l’albergo. Anche qui in questo momento abbiamo la dimostrazione che consumare ed inquinare meno abbia un effetto positivo sull’impatto ambientale.

La tecnologia

Infine ci sarà necessità di molta tecnologia, si quella tecnologia che poco nel settore alberghiero si è sviluppata a parte la pay tv, sarà necessario avere delle reti di connessione ben strutturate e non più in cui dalla parte opposta del corridoio arriva uno scarso segnale wifi, possibilità di grandi schermi e video conferenze.

Gli spazi comuni

Fino qui ho pensato allo spazio limitato che ruota intorno alla camera, ma se iniziamo ad allargare l’analisi al ristorante ed alla colazione certo non possiamo essere da meno nell’immaginare ancora la contrapposizione tra ristoranti con tavoli grandissimi e corsie larghissime per mantenere gli standard di sicurezza oppure molto più semplicemente pensare che possa prendere valore il servizio in camera con la consegna dei pasti da parte del personale.

Conclusioni

Non ho nemmeno io la soluzione in tasca ma ho iniziato ad aprire quegli scenari che potrebbero verificarsi in un futuro prossimo e con i quali sia i progettisti che gli albergatori dovranno confrontarsi e spero che da queste pillole e riflessioni possano nascere idee di post pandemic design. Oppure sarà stato solo un attimo della nostra vita e queste tante parole solo un sogno. Per me ora è già domani. Intanto le navi e gli aerei sono già diventati dei luoghi di vita adattati alla post pandemia…

 

(Nelle immagini alcune visioni di XTU Architects e schizzi futuristici dell’architetto Daniele Menichini)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here